Il 48% degli italiani non ha persone su cui contare: la solitudine diventa un’emergenza sanitaria

Il 48% degli italiani non ha persone su cui contare: la solitudine diventa un'emergenza sanitaria

Il 48% degli italiani dichiara di non avere persone su cui poter contare nei momenti di difficoltà, mentre il 47% vive una condizione costante di isolamento o esclusione. La carenza di legami sociali stabili non rappresenta più un semplice disagio individuale, ma una vera e propria crisi comunitaria con ripercussioni dirette sul benessere fisico e mentale.

I dati emergono dalla ricerca SWG intitolata La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale, presentata da Acri e Assifero. L’indagine evidenzia come la difficoltà nello stringere e mantenere amicizie sia trasversale a tutte le fasce d’età, raggiungendo un picco critico del 64% tra le nuove generazioni.

Le cause dell’isolamento: tempo frammentato e agende sature

La ragione principale della rarefazione dei rapporti sociali risiede nei ritmi quotidiani. Il 37% della popolazione segnala che il tempo libero a disposizione è insufficiente a causa di carichi familiari e professionali opprimenti.

A questa criticità si aggiunge una complessa gestione degli orari: il 27% degli intervistati non riesce a frequentare amici o conoscenti per via di turni e routine inconciliabili. L’aspetto economico incide in misura decisamente minore, con appena il 7% che indica le spese legate alle uscite come un ostacolo concreto.

Questa difficoltà diffusa si scontra con una consapevolezza diffusa: per il 73% delle persone interpellate, il benessere coincide in modo inequivocabile con la capacità di coltivare relazioni e mantenere attiva la propria vita relazionale.

Dati a confronto: percezione, ostacoli e bisogni sociali

I numeri raccolti nell’indagine fotografano con precisione la frattura tra il desiderio di comunità e gli impedimenti quotidiani vissuti dalla cittadinanza.

Indicatore monitorato Percentuale rilevata
Percezione di non avere persone su cui contare 48%
Sensazione di solitudine, isolamento o esclusione 47%
Giovani che soffrono di solitudine 64%
Tempo libero insufficiente per impegni di lavoro o famiglia 37%
Orari incompatibili per vedersi 27%
Riconoscimento delle relazioni come bene collettivo 51%
Cittadini che richiedono più spazi di aggregazione 66%
Richiesta di supporto per le persone fragili 64%
Necessità di attività culturali, ricreative o volontariato 61%
Spese di gestione delle uscite come ostacolo 7%

Mito e realtà: una condizione che non riguarda solo gli anziani

Un diffuso pregiudizio porta a considerare la solitudine come un fenomeno circoscritto prevalentemente alla terza età. Le evidenze statistiche smentiscono nettamente questo assunto: sono proprio i giovani a segnalare con maggiore frequenza la percezione di sentirsi soli ed emarginati, con una quota che tocca il 64%.

L’assenza di luoghi fisici dove incontrarsi aggrava la situazione. Il 66% dei cittadini sottolinea l’urgenza di creare nuovi spazi di aggregazione e laboratori educativi territoriali, mentre il 61% evidenzia la necessità di promuovere attività di volontariato e iniziative culturali accessibili.

«La prevenzione è nel cuore dell’azione delle Fondazioni. Significa rispondere ai bisogni e alle emergenze di oggi, ma anche riuscire a guardare più avanti, lavorando perché le fragilità di oggi non diventino le disuguaglianze di domani.»

A ribadirlo è Giovanni Azzone, presidente di Acri, ricordando l’operato delle Fondazioni che erogano ogni anno quasi 2 miliardi di euro in interventi di welfare, cultura, educazione e ricerca, destinandone l’80% agli enti del Terzo settore. Ne è un esempio la campagna nazionale Chi ben comincia. La comunità che previene, forte di oltre 150 progetti distribuiti su tutto il territorio italiano.

L’impatto medico: dall’indagine globale ai parametri clinici

L’isolamento prolungato produce danni organici misurabili. A livello internazionale, la letteratura scientifica parla da tempo di una vera e propria epidemia: un’analisi coordinata da Thomas E. Fuller-Rowell della Auburn University e pubblicata su JAMA Network Open ha preso in esame i dati del Gallup World Poll su un campione di circa 2,5 milioni di individui in 159 Paesi.

Lo studio dimostra che l’isolamento è cresciuto del 13,4% a livello globale tra il 2009 e il 2024, con un’impennata segnata nel 2020 e una disparità persistente legata al reddito: tra le fasce economicamente più deboli, il 26,4% non poteva contare su una rete di supporto, contro il 15,6% delle persone con maggiori disponibilità economiche.

Le conseguenze documentate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

I parametri clinici associati all’isolamento cronico sono equiparabili a quelli dei principali fattori di rischio cardiovascolare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato che tra il 2014 e il 2019 la mancanza di connessioni sociali ha contribuito a 871 mila decessi prematuri ogni anno nel mondo.

La carenza cronica di interazioni umane stimola processi infiammatori e disregolazioni metaboliche, favorendo la comparsa di condizioni specifiche:

  • Ipertensione e patologie cardiovascolari: l’isolamento prolungato aumenta l’incidenza di infarto e ictus.
  • Disturbi metabolici: correlazione statisticamente verificata con un maggior rischio di diabete.
  • Decadimento cognitivo: probabilità significativamente più elevata di sviluppare demenza e malattia di Alzheimer.
  • Fragilità psicologica: rischio raddoppiato di insorgenza di depressione clinica e stati d’ansia severi.

💡 Costruire una rete di relazioni stabili non risponde soltanto a un bisogno emotivo, ma rappresenta una scelta preventiva fondamentale per la longevità e la salute generale.

📌 Integrare nella routine settimanale occasioni di confronto autentico e partecipazione sociale riduce in modo concreto i livelli di stress psicofisico.

Racconta nei commenti la tua esperienza: quanto spazio riesci a dedicare alle tue amicizie durante la settimana?

Mi chiamo Giovanni Sarti e sono un autore italiano appassionato di spettacolo, televisione e cultura pop. Dopo aver studiato Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, ho iniziato il mio percorso professionale in una piccola redazione locale dell’Emilia-Romagna, dove mi sono occupato di cronaca leggera, eventi, TV e notizie dal mondo dello spettacolo.

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