Gli operai dello stabilimento di Cornigliano hanno fatto il loro ingresso nella Prefettura di Genova per bloccare lo stop della produzione annunciato entro il 15 novembre dall’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia. I lavoratori, scesi in sciopero per tre giorni consecutivi con tende e presidi all’esterno dell’edificio, pretendono impegni scritti e garanzie operative certe per non trascorrere la notte all’interno della sede istituzionale.
La vertenza nasce dalla carenza immediata di bramme d’acciaio, i semilavorati industriali essenziali per alimentare le linee di lavorazione a freddo del polo ligure. Storicamente dipendente dalle forniture dell’area a caldo di Taranto, il sito siderurgico rischia la paralisi totale delle proprie linee in assenza di forniture alternative e stabili.
La mobilitazione ha raccolto la solidarietà delle istituzioni territoriali, tra cui la Regione Liguria, il Comune di Genova e l’arcivescovo della città, ma le rappresentanze sindacali hanno ribadito tramite un volantino ufficiale che «la pazienza è finita» dinanzi all’assenza di riscontri formali da parte dell’esecutivo.
La risposta del governo e il nodo delle forniture industriali
Mentre i lavoratori facevano ingresso nella Prefettura, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto alla Camera dei Deputati durante un question time presentato dalla deputata ligure Ilaria Cavo. Il ministro ha spiegato il mandato assegnato alla struttura commissariale per reperire bramme e coils destinati a mantenere attivi i laminatoi di Genova e dello stabilimento di Novi Ligure.
L’arrivo dei materiali richiederà tempo e le forniture industriali sono attese nel corso dei prossimi mesi.
La tempistica prospettata dal dicastero non ha però placato la protesta sul territorio. I sindacati evidenziano una discrepanza cronologica evidente: a fronte di uno stop annunciato a metà mese, gli approvvigionamenti via mare o ferrovia necessitano di diverse settimane per entrare a pieno regime negli impianti a freddo.
Reperimento materie prime contro tempi di fermo impianto
La gestione commissariale di Acciaierie d’Italia si trova a dover colmare un vuoto produttivo che rischia di bloccare la filiera nazionale. Il problema tecnico riguarda le specifiche tecniche del ciclo siderurgico: senza le bramme necessarie per i treni di laminazione, l’attività dell’indotto e la manutenzione ordinaria subiscono una battuta d’arresto immediata.
| Elemento della Vertenza | Dettaglio Operativo |
|---|---|
| Termine critico di fermo | Sospensione attività annunciata entro il 15 novembre |
| Materiali mancanti | Bramme e coils per alimentare l’area a freddo |
| Impianti coinvolti nel piano | Taranto, Genova Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi |
| Azione sindacale in corso | Presidio e occupazione della Prefettura di Genova |
| Richiesta istituzionale | Tavolo di crisi urgente a Palazzo Chigi e garanzie scritte |
Le richieste della Fiom per tutelare occupazione e produzione
Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha formalizzato la richiesta di un confronto urgente a Roma, chiedendo di convocare le parti direttamente a Palazzo Chigi e di aprire una sessione di discussione in Parlamento. La priorità consiste nell’evitare che l’incertezza gestionale si scarichi sull’occupazione diretta e sui lavoratori dell’indotto.
De Palma ha evidenziato come gli ammortizzatori sociali introdotti dai recenti decreti governativi rappresentino una misura di tutela tampone ma non costituiscano una soluzione industriale di lungo termine. La rappresentanza dei metalmeccanici chiede un piano sociale specifico che accompagni la fase di transizione industriale, includendo anche opzioni di uscita volontaria negoziata.
La piattaforma sindacale punta a preservare la continuità di tutte le lavorazioni che non sono gravate da vincoli o fermi giudiziari, proteggendo la piena capacità operativa degli stabilimenti di Genova, Taranto, Novi Ligure e Racconigi mediante scadenze vincolanti sulle manutenzioni e sulle consegne dei semilavorati.
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🔍 Il quadro industriale richiede intese rapide per scongiurare il blocco delle forniture e difendere la manifattura ligure.
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