Uno dei due minorenni identificati per le aggressioni seriali a Roma, culminate nel grave ferimento dell’attore Davide Iacopini, è il figlio di un carabiniere. Il giovane, fermato insieme a un coetaneo a bordo della microcar nera utilizzata durante il raid, è stato formalmente identificato nell’ambito dell’inchiesta che conta complessivamente sette vittime colpite nella stessa notte tra le strade della Capitale.
I riscontri anagrafici condotti dagli inquirenti hanno confermato il legame di parentela di uno dei giovani con un appartenente all’Arma dei Carabinieri. La notte di violenza, avvenuta nel quartiere Monteverde, ha visto la vettura affiancare passanti casuali per colpirli a tradimento, lasciando dietro di sé una scia di feriti e facendo scattare le indagini congiunte tra militari e Polizia Locale.
La dinamica dell’agguato all’attore Davide Iacopini
L’episodio più grave si è verificato intorno alle 22:15 in via Barrili. Davide Iacopini, interprete noto per ruoli in serie televisive tra cui Suburra, stava viaggiando a bordo del proprio monopattino elettrico quando è stato affiancato dal veicolo compatto. Dalla vettura è partito un colpo — una spinta o un calcio sferrato in corsa — che ha sbalzato l’uomo facendolo impattare violentemente prima contro una Mini Cooper parcheggiata e successivamente sull’asfalto.
I soccorsi sanitari hanno disposto il trasferimento immediato in codice rosso all’Ospedale San Camillo. Sottoposto a due interventi chirurgici d’urgenza, l’attore è stato ricoverato in terapia intensiva con prognosi riservata, con un quadro clinico costantemente monitorato dai medici. La Procura di Roma ha inizialmente rubricato il fascicolo per tentato omicidio, integrando in seguito l’ipotesi di lesioni per l’intera catena di assalti.
Un’azione pianificata e seriale che ha trasformato le strade del quartiere in un bersaglio continuo contro ignari passanti.
I dettagli tecnici e l’identificazione della vettura
La caccia al veicolo si è chiusa grazie all’analisi incrociata dei filmati di videosorveglianza urbana e alle testimonianze raccolte sul campo. La microcar si distingueva per elementi visivi unici che hanno facilitato l’attività degli investigatori:
- Un adesivo raffigurante un serpente rosso posizionato sul cofano anteriore.
- Una lampadina di colore rosso installata per illuminare la targa posteriore.
- Le dichiarazioni rese da un meccanico di zona, fondamentali per stringere il cerchio sui sospettati.
- I dati registrati da un’applicazione presente sullo smartphone di uno dei ragazzi, che ha tracciato l’intero tragitto notturno.
Le verifiche anagrafiche e patrimoniali hanno chiarito ruoli e identità dei due occupanti: il sedicenne, residente a Monteverde, risulta il proprietario formale della vettura, mentre il diciassettenne, residente nel rione Testaccio, occupava il sedile del passeggero. Quest’ultimo ha ammesso le proprie responsabilità in merito ai colpi sferrati contro i passanti, ed è stato disposto per lui il trasferimento presso l’Istituto Penale Minorile di Casal del Marmo.
La falsa pista e il quadro giudiziario
Nelle prime fasi dell’indagine, l’attenzione si era concentrata sulla denuncia per furto presentata il 7 ottobre da un legale, ipotesi successivamente scartata dagli accertamenti ufficiali che hanno escluso qualsiasi correlazione con i figli del professionista. Gli inquirenti hanno inoltre appurato che uno dei due minori fermati annoverava già precedenti di polizia.
| Elemento dell’inchiesta | Dettaglio accertato |
|---|---|
| Vittime accertate | Sette aggressioni nella stessa notte |
| Conducente (16 anni) | Proprietario del mezzo, residente a Monteverde |
| Passeggero (17 anni) | Reo confesso dei colpi, destinato a Casal del Marmo |
| Legame di parentela | Uno dei due giovani è figlio di un carabiniere |
| Pista esclusa | Furto denunciato il 7 ottobre estraneo ai fatti |
Secondo le ipotesi al vaglio dell’autorità giudiziaria, la sequenza di colpi alle spalle potrebbe essere nata durante i festeggiamenti per il compleanno di uno dei minori a bordo. La banda della minicar avrebbe trasformato l’uscita serale in un raid indiscriminato ai danni di sette persone incontrate casualmente lungo il tragitto.
Le indagini proseguono per stabilire la ripartizione esatta delle responsabilità penali tra guidatore e passeggero, definendo il grado di concorso in ciascun episodio contestato.
🔍 Restano ora da completare gli accertamenti tecnici forensi sui telefoni sequestrati per chiarire ogni passaggio dell’itinerario percorso.
📌 Il percorso processuale per entrambi i giovani indagati si svolgerà interamente dinanzi alla giustizia minorile.
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