Se metti insieme Guido Zanin e Stanis La Rochelle hai le due anime della tv italiana: come Pietro Sermonti ha trasformato le sue fragilità in commedia

Se metti insieme Guido Zanin e Stanis La Rochelle hai le due anime della tv italiana: come Pietro Sermonti ha trasformato le sue fragilità in commedia

Tra il rassicurante romanticismo di Guido Zanin e la dissacrante arroganza di Stanis La Rochelle c’è l’intero spettro della televisione italiana contemporanea. L’attore Pietro Sermonti ha costruito una carriera solida e poliedrica muovendosi proprio tra questi due estremi, trasformando un percorso nato con tutt’altre intenzioni in una delle traiettorie comiche più originali del nostro spettacolo.

La transizione da idolo delle fiction familiari a maschera grottesca e satirica non è stata un semplice cambio di registro professionale. Dietro questa evoluzione si nasconde un ribaltamento completo della sua iniziale vocazione drammatica, maturata tra i classici del teatro prima che la risata diventasse la sua cifra più efficace.

Dalle aspirazioni shakespeariane al successo popolare della fiction

All’inizio del proprio percorso artistico, Sermonti non immaginava affatto un futuro legato alla comicità o alla satira televisiva. Il suo sguardo era rivolto verso i grandi autori drammatici come William Shakespeare e Anton Čechov, con una predilezione speciale per il testo teatrale de Il gabbiano, opera che ha segnato il suo primo vero contatto profondo con la recitazione.

Questa scelta rifletteva un’inclinazione interiore malinconica, alimentata da inquietudini e fragilità personali che trovavano nel dramma uno spazio naturale di espressione. Lo stesso interprete si è definito in passato come una sorta di giovane Amleto dallo sguardo malinconico, distante anni luce dalla leggerezza che il grande pubblico gli avrebbe poi attribuito.

Margot Sikabonyi e Pietro Sermonti
Margot Sikabonyi e Pietro Sermonti

La notorietà su scala nazionale arriva nel 2004, quando entra nel cast della celebre serie Un medico in famiglia nel ruolo del dottor Guido Zanin. La storia d’amore con Maria conquista milioni di spettatori, consacrandolo come volto rassicurante e figura di punta della fiction generalista italiana.

La svolta con Boris e la nascita del mito di Stanis La Rochelle

Molti spettatori hanno a lungo ritenuto che il passaggio alla commedia fosse semplicemente un’opportunità commerciale, ma la genesi di Stanis La Rochelle in Boris dimostra l’esatto contrario. Il personaggio incarna minuziosamente tutti i vizi che un interprete dovrebbe accuratamente evitare sul set e fuori.

Stanis si caratterizza per una vanità senza limiti, una presunzione costante e l’ossessione di considerarsi un talento sprecato per la fiction locale, aspirando a una ribalta internazionale che non gli appartiene. La sua incapacità di autovalutarsi con lucidità è l’ingranaggio che scatena l’ironia feroce della serie cult scritta da Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico.

Stanis è stato un regalo dei miei amici autori: mi hanno dato la possibilità di mostrare una parte di me che il pubblico non aveva ancora visto.

Il celebre tormentone “tutto molto italiano” sintetizza un intero sistema fatto di compromessi tecnici e produzioni arrangiate, che la serie ha saputo decostruire dall’interno. Conoscendo a fondo i meccanismi della fiction tradizionale grazie all’esperienza maturata negli anni precedenti, Sermonti ha saputo interpretare la parodia con straordinaria credibilità.

Il confronto tra i ruoli cardine della carriera

Per comprendere l’evoluzione interpretativa dell’attore romano, è utile confrontare i progetti che ne hanno segnato le tappe più rilevanti:

Progetto e personaggio Caratteristiche e registro
Guido Zanin (Un medico in famiglia, 2004) Medico empatico e rassicurante; commedia sentimentale a target familiare
Stanis La Rochelle (Boris) Attore vanitoso e provinciale; satira cinica sul sistema audiovisivo
Luigi (Maschi veri) Uomo contemporaneo alle prese con fragilità e ruoli di genere su Netflix
Riccardo Mancuso (Un tranquillo funerale di famiglia) Erede in conflitto con i parenti; black humor e dinamiche grottesche al cinema

Dalla satira al black humor: le produzioni più recenti

La dimensione comica sviluppata nel corso degli anni non si limita alla battuta immediata, ma esplora spesso dinamiche sociali scomode e contraddizioni personali. Nel 2026 Pietro Sermonti riprende il ruolo di Luigi nella seconda stagione della serie Netflix Maschi veri, dove l’umorismo serve ad analizzare i mutamenti e le insicurezze dell’universo maschile odierno.

Sul grande schermo, l’attore affianca Claudia Pandolfi nella commedia Un tranquillo funerale di famiglia nei panni di Riccardo Mancuso. La scomparsa del capofamiglia diventa il pretesto per una riunione dominata da rivalità sopite e cinismo, muovendosi sui binari del black humor.

La capacità di abitare situazioni paradossali mantenendo uno sguardo attento sulle debolezze umane rimane il tratto distintivo del suo lavoro. Invece di limitarsi a intrattenere, la commedia diventa così uno strumento d’indagine capace di mettere a nudo vizi e ambizioni senza bisogno di impartire lezioni morali.

💡 L’equilibrio tra dramma e risata dimostra come anche le interpretazioni più dissacranti possano nascere da una profonda conoscenza dei propri lati più vulnerabili.

📌 Che si tratti di fiction rassicurante, satira cult o commedia amara, ogni personaggio riflette un pezzo autentico delle contraddizioni della nostra società.

👇 Qual è il ruolo di Pietro Sermonti che hai preferito sul piccolo o grande schermo? Scrivilo nei commenti.

Mi chiamo Giovanni Sarti e sono un autore italiano appassionato di spettacolo, televisione e cultura pop. Dopo aver studiato Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, ho iniziato il mio percorso professionale in una piccola redazione locale dell’Emilia-Romagna, dove mi sono occupato di cronaca leggera, eventi, TV e notizie dal mondo dello spettacolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *